Militanti Unia davanti al Palazzo federale a Berna tengono tre monete giganti raffiguranti Helvetia con la scritta «No ai tagli salariali imposti per legge».

Referendum contro l’attacco ai salari

Il Parlamento intende abolire per legge i salari minimi. A farne le spese sarebbero decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Possiamo impedire che ciò accada!

Negli ultimi tre mesi abbiamo fatto tutto il possibile per raccogliere le firme per il referendum contro l'attacco ai salari minimi. Ora le firme si trovano presso i Comuni per l'autenticazione. Il 7 ottobre depositeremo ufficialmente il referendum a Berna presso la Cancelleria federale. Sei il benvenuto / la benvenuta!

Ritrovo il mercoledì 7 ottobre alle 12:50: Bundesterrasse (dietro il Palazzo federale, angolo Marzilibahn) vicino alle bandiere di Unia.

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Di cosa si tratta?

Il 19 giugno il Parlamento ha adottato una legge nazionale che manda in fumo i salari minimi cantonali e comunali. Le conseguenze sarebbero gravi: decine di migliaia di persone rischierebbero di subire perdite salariali. A farne le spese sarebbero proprio coloro che già oggi guadagnano poco, ad esempio il personale della ristorazione, le parrucchiere e i parrucchieri o le addette e gli addetti alla vendita nelle panetterie.

Dobbiamo impedirlo! Per questo abbiamo lanciato un referendum.

L’essenziale in breve: Cosa significa concretamente questa legge

« La povertà lavorativa è uno scandalo, soprattutto in un Paese ricco come la Svizzera. »

Vania Alleva, presidente Unia

Un attacco alle decisioni democratiche

Ad oggi, cinque Cantoni hanno introdotto il salario minimo e all’inizio del 2026 Lucerna ha adottato il primo salario minimo comunale. Recentemente il Tribunale federale ha inoltre dato il via libera ai salari minimi nelle città di Zurigo e Winterthur. 

Questi salari minimi sono stati decisi democraticamente dall’elettorato. La nuova legge li annullerebbe, condannando migliaia di persone a difficoltà finanziarie malgrado un lavoro a tempo pieno. Non ci stiamo!

Ecco a quanto ammonterebbero i tagli salariali:

  • impiegato/a della ristorazione a Zurigo: -300 franchi al mese
  • parrucchiera a Ginevra: -135 franchi al mese
  • addetto/a alla vendita a Lucerna: -170 franchi al mese

Insieme possiamo impedirlo

Per questo abbiamo bisogno di te: tieniti aggiornato o aggiornata e sostieni il referendum quando sarà sottoposto a votazione. Ogni voto conta!

Difendiamo insieme i salari minimi!

L’essenziale in breve:

La nuova legge attacca in modo diretto i salari minimi cantonali e comunali. In futuro, questi non dovrebbero più valere per le lavoratrici e i lavoratori che sottostanno a un contratto collettivo di lavoro (CCL) dichiarato di obbligatorietà generale, anche nel caso in cui i Cantoni o le Città abbiano stabilito salari minimi più elevati. 

L’attacco colpisce decine di migliaia di persone che lavorano duramente ogni giorno, ad esempio nella ristorazione, nelle pulizie, nei saloni di parrucchiere o nell’ambito del prestito di personale.

Perdita del potere d’acquisto: i salari vengono congelati

I salari minimi già introdotti restano in vigore, ma in determinati rami professionali non vengono più adeguati al rincaro. In altre parole, i prezzi salgono, i salari restano invariati e il potere d’acquisto scende.  

Solo nei prossimi 4 anni un’impiegata della ristorazione, una dipendente di una lavanderia o una parrucchiera diplomata perderà fino a 135 franchi al mese, semplicemente perché il suo salario viene congelato.

Perdita salariale: i salari minimi legali vengono aggirati

Laddove i salari minimi previsti dalla legge sono stati approvati ma non ancora introdotti, sarebbe possibile aggirarli completamente, ad esempio a Zurigo e a Winterthur.

Un’impiegata della ristorazione non qualificata a Zurigo perderebbe oltre 300 franchi al mese, una parrucchiera semiqualificata oltre 250 franchi, un’addetta alle pulizie oltre 120 franchi.

Decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori sono direttamente interessati da questa legge. Dietro alle cifre ci sono persone: la madre single che lavora nella ristorazione e deve contare ogni centesimo. Il dipendente anziano della lavanderia che, nonostante il duro lavoro, non ha alcun risparmio. 

Queste persone meritano rispetto, sicurezza e un salario equo. Ma è proprio questo che viene minato da questa legge.

Le donne lavorano con maggiore frequenza nei rami a basso salario e traggono particolare beneficio dai salari minimi. Se questi salari vengono indeboliti, sono soprattutto loro a risentirne. 

L’attacco ai salari è quindi anche un attacco alla parità di genere.

Chi lavora a tempo pieno deve poter vivere del proprio salario. Eppure alcune aziende puntano consapevolmente sui salari bassi. Di conseguenza, malgrado un lavoro a tempo pieno, le persone sono costrette a ricorrere all’aiuto sociale. 

Le aziende si sottraggono alle proprie responsabilità e la collettività ne paga le conseguenze. Proprio per questo motivo l’elettorato ha deciso di introdurre per legge i salari minimi in diversi Cantoni e Città. 

Adesso il Parlamento federale intende revocare queste decisioni democratiche e imporre per legge salari bassi.

I salari minimi previsti dalla legge non proteggono solo le singole lavoratrici e i singoli lavoratori, ma l’intero livello salariale. Se i salari minimi vengono indeboliti, aumenta la pressione su tutti i salari. 

A medio termine si profila una riduzione dei salari in interi rami professionali. Quest'evoluzione non riguarderebbe solo la fascia dei salari bassi, ma anche i redditi medi.