L'iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni! (iniziativa per la sostenibilità)» dell'UDC è pericolosa per le lavoratrici e i lavoratori. È un attacco alla protezione dei salari e provocherebbe il caos economico. Si tratta di un'iniziativa del caos.

Salari ancora più bassi e meno diritti? No all'iniziativa del caos il 14 giugno!

Se la popolazione residente in Svizzera supera i 10 milioni di persone, l’iniziativa del caos prevede uno smantellamento automatico dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Getta inoltre l’intera economia svizzera nel caos.

Smantellamento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori

L’iniziativa chiede la disdetta della libera circolazione delle persone con l’UE, che garantisce il diritto a stabilirsi e lavorare senza discriminazioni salariali, sia per le cittadine e i cittadini dell’UE in Svizzera che per le cittadine e i cittadini svizzeri nei Paesi dell’UE. 

Questo divieto di discriminazione tra personale autoctono e straniero verrebbe a mancare, spalancando le porte al dumping salariale e mettendo sotto pressione il salario di tutte e tutti. Verrebbe inoltre limitato il diritto delle persone che vivono qui di stare insieme alle loro famiglie.

Massiccio attacco alla protezione dei salari

Con la disdetta della libera circolazione delle persone verrebbero meno anche le misure di accompagnamento. In altre parole, la protezione salariale e il controllo dei salari e delle condizioni di lavoro verrebbero fortemente indeboliti in tutta la Svizzera. 

Ma questi controlli sono indispensabili: in circa un terzo delle aziende controllate si riscontrano salari troppo bassi, indipendentemente dal fatto che si tratti di aziende svizzere o di aziende che distaccano lavoratrici e lavoratori dall’UE! Queste aziende che praticano il dumping salariale e non rispettano i salari e le disposizioni dei CCL non dovrebbero più temere alcuna sanzione.

Caos economico

L’iniziativa comporterebbe inoltre la disdetta degli Accordi bilaterali con l’UE e questo provocherebbe un caos economico, dato che l’UE è di gran lunga il principale partner commerciale della Svizzera. Crescerebbe la pressione sulle aziende, che tenderebbero a compensare il calo delle esportazioni con licenziamenti o riduzioni salariali. Centinaia di migliaia di posti di lavoro nel settore delle esportazioni sarebbero a rischio.

Inasprimento della carenza di personale

Il funzionamento dell’economia svizzera si basa sul lavoro di centinaia di migliaia di persone prive di passaporto svizzero, soprattutto nei rami di rilevanza sistemica come la sanità, la logistica, i trasporti, l’edilizia, la ristorazione, l’industria o il settore dei servizi. 

Ma anche numerosi altri rami professionali hanno già difficoltà a trovare personale qualificato. Se le lavoratrici e i lavoratori stranieri venissero allontanati dal Paese, la carenza di personale aumenterebbe drasticamente. Interi rami professionali rischierebbero il collasso.

Violazione delle disposizioni salariali:

  • Datori di lavoro svizzeri 30%
  • Aziende che distaccano lavoratori provenienti dall'UE 28%

(Controlli delle Commissioni paritetiche in ambito contrattuale, 2024)

Il nostro impegno contro il dumping salariale e per la parità dei diritti

In più di un quarto delle aziende, i controlli portano alla luce violazioni contro le disposizioni salariali, presso le aziende svizzere la quota è persino più alta. Presso oltre un terzo dei datori di lavoro svizzeri, gli ispettori hanno inoltre riscontrato violazioni delle condizioni di lavoro vigenti. Se questi controlli dovessero essere soppressi, non sarebbero più garantiti i salari, la tredicesima mensilità, i supplementi, il rispetto degli orari di lavoro, ecc. per oltre un milione di lavoratrici e lavoratori assoggettati a un contratto collettivo di lavoro.

In altre parole: con il pretesto della sostenibilità, l'UDC conduce un'ennesima campagna xenofoba con l'obiettivo di spingere al ribasso i salari di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori in Svizzera.

Affermazioni ricorrenti, e perché non reggono:

No. L’iniziativa non riduce la popolazione, ma i diritti di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori in Svizzera. Il problema non è dato dal numero di persone, ma dalla mancanza di protezione salariale. Senza misure di protezione forti, crescono lo sfruttamento e la pressione sui salari. Il risultato non sarebbero meno persone, ma persone con meno diritti.

No. Gli affitti non aumentano a causa dell’immigrazione, ma a causa della speculazione. Secondo la legge, in Svizzera possono essere richiesti solo affitti basati sui costi di finanziamento e di gestione (la cosiddetta «pigione basata sui costi»). È illegale aumentare gli affitti in virtù dell’aumento della domanda.

L’iniziativa non costruisce peraltro neanche una sola nuova abitazione. Ciò che manca veramente in Svizzera sono gli investimenti in alloggi a prezzi accessibili e la protezione delle inquiline e degli inquilini.

No. Il congestionamento è il risultato di decisioni politiche errate. Mancano gli investimenti, non lo spazio. Chi vuole ridurre gli ingorghi e i treni affollati deve potenziare i trasporti pubblici, non limitare i diritti. Concretamente, occorrono investimenti nell’ampliamento delle stazioni ferroviarie e in progetti di trasporto sostenibili.

Falso. Non sono le persone a distruggere l’ambiente, ma la logica del profitto e della speculazione. Una buona pianificazione del territorio e una buona regolamentazione proteggono l’ambiente e la qualità della vita. L’iniziativa non risolve nessuno di questi problemi.

Falso. La pressione sui salari viene esercitata dai datori di lavoro, non dalle lavoratrici e dai lavoratori. Senza controlli salariali e senza contratti collettivi di lavoro i salari scendono. L’iniziativa indebolisce proprio queste protezioni, attaccando le misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone, che rappresentano il fulcro del sistema svizzero della protezione dei salari.

Falso. L’iniziativa non riguarda in modo diretto le frontaliere e i frontalieri esistenti. Ne aumenterà tuttavia il numero: se le lavoratrici e i lavoratori non potranno più risiedere in Svizzera, aumenterà il numero dei pendolari oltre confine. Una riduzione dei permessi di domicilio comporterà quindi un aumento del traffico pendolare transfrontaliero. E questo significa più ingorghi, non meno.

Già oggi, nei generi di professioni con un tasso di disoccupazione elevato, le aziende devono prima annunciare i posti vacanti agli URC. In realtà, però, numerosi rami professionali di rilevanza sistemica dipendono da lavoratrici e lavoratori privi di passaporto svizzero: il settore sanitario, l’accudimento dei bambini e l’assistenza agli anziani o la logistica crollerebbero senza queste persone. Più della metà dei medici che lavorano in Svizzera ha ad esempio completato la propria formazione all’estero. L’iniziativa comporterebbe quindi, da un lato, un’ulteriore carenza di personale e, dall’altro, un peggioramento delle condizioni di lavoro del personale attivo in questi rami professionali.

A ciò si aggiunge l’invecchiamento della popolazione svizzera: abbiamo bisogno di persone attive. Senza di loro, l’AVS e i servizi fondamentali finiscono sotto pressione.

L’iniziativa non fornisce alcuna risposta alle questioni relative al consumo delle risorse o alla sostenibilità ambientale. Essa mira piuttosto a limitare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori (certezza del soggiorno, divieto di discriminazione, protezione dei salari). Ciò non contribuisce in alcun modo a una società ecologicamente e socialmente sostenibile, ma porta al caos economico, a un aggravamento dello sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori e a una carenza di personale in rami professionali socialmente importanti come la sanità.

I lavoratori e le lavoratrici scendono in piazza contro l'iniziativa del caos