Le occupate e gli occupati dell’industria alberghiera e della ristorazione lavorano sodo. Servono gli ospiti, passano ore in piedi nelle cucine, lavorano in alberghi e ristoranti e garantiscono il funzionamento degli esercizi in cui lavorano. Nel contempo, sono tra le lavoratrici e i lavoratori che più risentono dell’aumento degli affitti, dei premi delle casse malati e del costo della vita.
Ecco perché la decisione del Parlamento di sferrare un attacco ai salari minimi cantonali e comunali appare del tutto incomprensibile. Con la nuova legge, proprio le lavoratrici e i lavoratori che già oggi devono contare ogni centesimo che spendono rischiano di subire tagli salariali.
Le delegate e i delegati alla Conferenza professionale dell’industria alberghiera e della ristorazione di Unia hanno adottato una risoluzione in cui esprimono la loro ferma opposizione all’indebolimento dei salari minimi cantonali e comunali. Le lavoratrici e i lavoratori di uno dei rami professionali più colpiti lo ribadiscono a chiare lettere: chi lavora deve poter vivere del proprio salario.
«Già oggi nell’industria alberghiera e della ristorazione i salari sono bassi. Non abbiamo bisogno di salari minimi più deboli, ma di salari e condizioni di lavoro migliori»: è quanto ribadiscono le delegate e i delegati nella loro risoluzione. La Conferenza professionale dell’industria alberghiera e della ristorazione è favorevole al lancio del referendum contro la modifica della legge ed esorta l’elettorato a fermare l’attacco ai salari minimi alle urne.
Le lavoratrici e i lavoratori del ramo alberghiero e della ristorazione formulano le seguenti rivendicazioni:
Risoluzione: «Giù le mani dai salari minimi!»
Sindacato Unia 2026