A breve la legge federale sulle condizioni di lavoro nel settore delle cure infermieristiche sarà sottoposta all’esame del Consiglio nazionale. L’attuale proposta della Commissione del Consiglio nazionale è, tuttavia, del tutto inefficace. Le parlamentari e i parlamentari sono chiamati a correggerla con la massima urgenza, affinché la legge non resti un atto politico puramente simbolico. La coalizione del personale sanitario ha pertanto lanciato oggi un appello urgente, che può essere sottoscritto da tutta la popolazione. Perché un giorno tutte e tutti noi avremo bisogno di cure e assistenza.
Le persone firmatarie invitano le parlamentari e i parlamentari responsabili a:
Il Jobradar dimostra che nel settore sanitario migliaia di posti di lavoro restano vacanti. Circa un terzo delle addette e degli addetti alle cure abbandona la professione. Sono esausti e non ce la fanno più. La carenza di personale aggrava ulteriormente i problemi: giorno dopo giorno le addette e gli addetti alle cure fanno del loro meglio in condizioni di forte stress, sia sul piano fisico che psichico. Se la salute del personale sanitario è a rischio, lo è anche la qualità dell’assistenza sanitaria alla popolazione! Già oggi molte persone non ricevono più l’assistenza e le cure di cui hanno bisogno.
Dopo gli applausi durante la pandemia, nel 2021 il popolo ha anche espresso una posizione politica chiara in favore delle addette e degli addetti alle cure. In una votazione storica, 2’161’272 persone hanno approvato l’iniziativa sulle cure. Si tratta del 61 per cento dell’elettorato. L’obiettivo principale dell’iniziativa è migliorare concretamente le condizioni di lavoro per ridurre il carico che grava sul personale di cura e fermare l’esodo professionale. Solo così l’offensiva sul fronte della formazione potrà essere efficace.
Le parlamentari e i parlamentari della Commissione competente del Consiglio nazionale hanno tuttavia deciso di calpestare la volontà popolare e di ignorare di fatto gli obiettivi principali dell’iniziativa sulle cure. Invece di attuare le disposizioni costituzionali, hanno ulteriormente indebolito la già insufficiente proposta di legge del Consiglio federale e in tal modo hanno disatteso gli obiettivi principali dell’iniziativa. Rinunciano ad esempio a ridurre l’orario di lavoro massimo da 50 a 45 ore, come avviene nelle professioni d’ufficio. Hanno rivisto al ribasso praticamente tutti gli aumenti delle indennità, hanno negato al Consiglio federale la competenza di emanare senza complicazioni ulteriori miglioramenti in caso di necessità e non hanno previsto misure per un organico adeguato alle esigenze, un elemento centrale dell’iniziativa popolare.
Il mandato del popolo è chiaro: le condizioni di lavoro nelle cure devono essere migliorate in modo chiaro e concreto. La proposta in oggetto manca questo obiettivo e la Commissione del Consiglio nazionale invia anche un segnale allarmante: ai suoi occhi i miglioramenti urgenti per le addette e gli addetti e la garanzia duratura di un’assistenza sanitaria di qualità non hanno alcuna importanza. Ignora inoltre la democrazia diretta, un approccio estremamente pericoloso, e provoca comprensibilmente una grande indignazione tra i circa 800'000 occupati e occupate del settore sanitario, l’87 per cento dei quali sono donne.
Comunicato stampa della coalizione del personale sanitario
Enrico Borelli, corresponsabile del settore cure Unia
Sindacato Unia 2026