I salari devono bastare per vivere: questa è la richiesta centrale alla base dei salari minimi cantonali e comunali, approvati democraticamente in votazioni popolari. Garantiscono una soglia salariale minima vincolante in rami professionali in cui vigono salari bassi, tenendo conto delle differenze regionali relative al costo della vita. Ma il Parlamento sferra un attacco frontale ai salari minimi cantonali e comunali, con un progetto che mira a vanificarli per legge.
Questo attacco colpisce migliaia di lavoratrici e lavoratori in tutta la Svizzera che beneficiano oggi o beneficeranno in futuro di salari minimi cantonali e comunali. Tra questi figurano i salari minimi già in vigore nei Cantoni di Ginevra e Neuchâtel e nella città di Lucerna, nonché le normative approvate in Ticino e nelle città di Zurigo e Winterthur. Sono in gioco anche i futuri salari minimi: a Berna, Bienne e Sciaffusa sono state presentate delle iniziative, mentre nel Canton Giura verrà inoltrata tra breve un’iniziativa in tal senso. Nel Canton Vaud il 14 giugno si voterà sulla loro introduzione e anche nel Cantone del Vallese l’iniziativa sul salario minimo inoltrata verrà presto sottoposta a votazione.
Grazie al salario minimo, una commessa in una panetteria-pasticceria di Lucerna guadagna oggi 22,75 franchi all’ora; a Winterthur avrebbe diritto a 23 franchi. A Zurigo, il salario minimo per un commesso in un negozio di una stazione di servizio sarebbe di 23,90 franchi. Nella ristorazione, una dipendente a Ginevra guadagna almeno 24,59 franchi all’ora, mentre a Zurigo sarebbero almeno 23,90 franchi. Anche in Ticino, a partire dal 2030, una parrucchiera beneficerà di un salario minimo legale di 21,75 franchi.
Le immagini dell’azione sono disponibili qui.http://unia-mediendatenbank.staempfli.com/?w=_F9W5LgXUA
Vania Alleva, presidente Unia
Noémie Zurlinden, economista Unia
Natalie Imboden, portavoce Unia
Sindacato Unia 2026