Fermiamo l’attacco ai salari: Unia lancia un referendum

Militanti Unia davanti al Palazzo federale a Berna tengono tre monete giganti raffiguranti Helvetia con la scritta «No ai tagli salariali imposti per legge».
Con questa legge, i salari minimi stabiliti democraticamente non verrebbero più applicati. Non lo permetteremo! Foto: Unia
Il 19 giugno il Parlamento ha adottato una legge nazionale che mira a sabotare i salari minimi cantonali e comunali. Le conseguenze sarebbero gravi: a farne le spese sarebbero proprio coloro che già oggi guadagnano poco, ad esempio il personale della ristorazione, le parrucchiere e i parrucchieri o le addette e gli addetti alla vendita nelle panetterie.

In collaborazione con altri sindacati e con partiti di sinistra, Unia lancia un referendum per fermare quest’attacco. Il comitato promotore del referendum ha organizzato una conferenza stampa per dare il via alla raccolta firme.

Vania Alleva: un attacco estremamente pericoloso ai salari di tutte e tutti!

Per la presidente di Unia Vania Alleva questa legge è un attacco su tutta la linea: ai salari bassi, alle donne, a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori. «Il lavoro deve bastare per vivere, tutto il resto è uno scandalo. Per questo oggi lanciamo il referendum».

«L’attacco ai salari minimi è pericoloso non solo in termini di contenuti, ma anche dal punto di vista della tempistica. A pochi giorni dalla chiara bocciatura dell’iniziativa dell’UDC, la maggioranza parlamentare attacca i salari minimi legali. I salari che garantiscono il minimo vitale non sono importanti solo per le persone direttamente interessate, ma tutelano anche il livello generale dei salari». 

«Nel contesto degli Accordi bilaterali III occorrono una maggiore protezione salariale e misure di accompagnamento di politica interna, come ad esempio i salari minimi per tutte le persone direttamente interessate. Chi attacca i salari minimi sta giocando con il fuoco».

Leggi il discorso integrale

Cosa prevede esattamente la legge?

La legge mira a imporre salari bassi, contro la volontà dei Cantoni, delle Città e dell’elettorato. Finora cinque Cantoni e la Città di Lucerna hanno introdotto salari minimi legali. A Zurigo e Winterthur sono già stati decisi, mentre in altre località sono in corso discussioni.

Questi salari minimi sono stati approvati democraticamente dal popolo alle urne. Ma in futuro non dovrebbero più valere per interi rami professionali o dovrebbero essere congelati. Dove? Nei rami professionali in cui un contratto collettivo di lavoro (CCL) dichiarato di obbligatorietà generale prevede salari minimi più bassi.

Decine di migliaia di persone rischiano salari più bassi.

Un/a impiegato/a della ristorazione a Zurigo potrebbe perdere 300 franchi al mese, una parrucchiera a Ginevra dovrebbe rinunciare a 135 franchi al mese, mentre un/a commesso/a di una panetteria di Lucerna guadagnerebbe 170 franchi in meno. Dietro a queste cifre ci sono persone: la madre single che deve contare ogni centesimo o il dipendente anziano che, nonostante il duro lavoro, non ha alcun risparmio.

Queste persone meritano rispetto, sicurezza e un salario equo. Ma è proprio questo che la nuova legge vuole impedire. Non ci stiamo!

Firma subito il referendum: insieme possiamo fermare questo attacco ai salari. Ogni persona può fare la differenza.