La legge sulla parità consente alle lavoratrici di ricorrere in tribunale contro la discriminazione sul posto di lavoro, ad esempio in materia di assunzione, salario, assegnazione dei compiti, condizioni di lavoro, promozione, formazione e perfezionamento professionale nonché licenziamento. Obbliga le aziende a effettuare analisi salariali e a garantire la tutela contro le molestie sessuali. Allevia inoltre l’onere della prova a carico delle donne e consente azioni collettive.
L’efficacia della legge resta tuttavia limitata. Nella pratica, gli ostacoli che impediscono alle persone interessate di combattere le discriminazioni salariali sono elevati e le cause per discriminazione salariale richiedono molto tempo. Oggi le aziende che riscontrano discriminazioni nel quadro delle analisi salariali non devono né temere sanzioni né sono obbligate a eliminare le disparità.
Le piccole e medie imprese sono del tutto esentate dall’obbligo di analizzare i salari. Oggi neanche la metà di tutte le aziende che sarebbero tenute a farlo rispetta i requisiti di legge. Si tratta di un rifiuto della parità di genere. L’obbligo di effettuare analisi della parità salariale cesserà inoltre nel 2032. «Invece di costringere le donne interessate a difendere individualmente i loro diritti, occorrono disposizioni vincolanti affinché le aziende siano tenute a garantire la parità salariale», è quanto chiede Victoria Lange Gómez, esperta in materia di parità di Unia.
Invece di colmare le lacune esistenti, i politici borghesi stanno indebolendo la legge sulla parità. Recentemente il Consiglio degli Stati ha deciso che in futuro le indennità per il lavoro a turni saranno escluse dalle analisi salariali. In tal modo complica ulteriormente la lotta contro la discriminazione salariale. «Una legge priva di controlli e sanzioni incisivi è inefficace. Chi prende sul serio la parità di genere deve sanzionare con coerenza la discriminazione e colmare le lacune esistenti in materia di tutela», afferma la presidente di Unia Vania Alleva.
Protezione insufficiente in caso di molestie sessuali e discriminazione
Anche la protezione contro le molestie sessuali è insufficiente. In tale ambito non vale l’alleviamento dell’onere della prova. In tal modo sorgono ulteriori ostacoli per le vittime che decidono di adire le vie legali.Anche una recente sentenza mette in luce le carenze della legge: il Tribunale cantonale di Neuchâtel ha infatti stabilito che le lavoratrici e i lavoratori devono timbrare il cartellino quando fanno una pausa per andare in bagno. Pur riconoscendo l’esistenza di una discriminazione di genere, il tribunale ha ritenuto sufficiente una compensazione di 30 minuti al mese.
Tali pratiche sono riprovevoli: il controllo delle pause per andare in bagno tramite la registrazione dell’orario di lavoro rappresenta una violazione della sfera privata. Particolarmente colpite sono le donne nel periodo mestruale o in gravidanza. Ecco perché Unia impugnerà la sentenza.
Una parità effettiva richiede una legge che funzioni nella pratica. Sono necessari:
La parità è più che una questione di legge. Molte donne, pur avendo seguito una formazione, guadagnano troppo poco per condurre una vita indipendente e dignitosa. Le professioni con un’elevata presenza femminile continuano ad essere strutturalmente sottovalutate e mal retribuite. Senza una vera parità salariale, la parità di genere resta solo una promessa. Per questo motivo Unia ha lanciato un referendum contro l’abolizione dei salari minimi, che notoriamente garantiscono retribuzioni migliori soprattutto alle donne. Il sindacato lavora inoltre attivamente ai preparativi per lo sciopero femminista / lo sciopero del lavoro di cura del 14 giugno 2027.
Sindacato Unia 2026