Sentenza faro: il tribunale condanna il datore di lavoro per inazione

Una collaboratrice della catena di fast food Five Guys a Ginevra ha citato in giudizio il suo datore di lavoro per molestie sessuali sul posto di lavoro e ha ottenuto ragione. Il datore di lavoro è stato condannato dal tribunale del lavoro. Il processo vinto mostra in modo sintomatico i problemi legati alle molestie sessuali sul posto di lavoro. I datori di lavoro devono adottare finalmente misure per prevenire le molestie sessuali sul posto di lavoro. Le vittime devono essere tutelate in modo più efficace. Occorre colmare le lacune legislative e introdurre un alleviamento dell’onere della prova. Il sindacato Unia chiede una revisione in tal senso della legge sulla parità dei sessi.

La collaboratrice ha subito ripetute molestie sessuali sul posto di lavoro dal 2018. Insieme ad altre cinque colleghe si era rivolta al sindacato Unia già nel 2021 perché i suoi superiori non avevano intrapreso nulla contro le molestie verbali e fisiche messe in atto da parte di colleghi di lavoro. Malgrado l’intervento di Unia presso il datore di lavoro, le molestie sono proseguite. Jessica (nome di fantasia) ha citato in giudizio la catena di fast food di fronte al tribunale del lavoro di Ginevra (Tribunal de prud’hommes) per ottenere giustizia. Non si tratta di un caso isolato. Le statistiche ufficiali della Confederazione indicano che oltre la metà delle lavoratrici subisce molestie sul posto di lavoro e il ramo alberghiero e della ristorazione è uno dei tre rami professionali più colpiti.

Nel caso di molestie sessuali sul posto di lavoro, il datore di lavoro viola il proprio dovere di protezione

Nella sua sentenza, il tribunale ha constatato che la lavoratrice ha subito molestie sessuali sul posto di lavoro. Nonostante le sue ripetute segnalazioni e i reclami, anche da parte del sindacato Unia e di persone di fiducia, l’ambiente di lavoro non è migliorato, costringendo infine la lavoratrice a dare le dimissioni.

Il datore di lavoro non è stato in grado di dimostrare di aver creato un ambiente di lavoro sano e sicuro o di aver reagito in modo adeguato alle segnalazioni. La direzione dell’azienda non ha agito e non ha neppure informato l’ufficio del personale, nonostante fosse a conoscenza dei problemi.
Il tribunale ha criticato in particolare la negligenza con cui è stato trattato l’intervento del sindacato Unia, benché le accuse sollevate fossero gravi e fossero persino supportate dalle dichiarazioni dei quadri dell’azienda.

A tale riguardo, il tribunale osserva: «Il Tribunale sottolinea in particolare la leggerezza con cui è stata presa in considerazione la denuncia da parte di Unia, con la convenuta [Five Guys] che si è nascosta dietro una mancanza di informazioni sensibili per giustificare la propria inazione. Tuttavia, anche supponendo che la convenuta non sapesse esattamente chi fosse coinvolto né quali fossero i fatti esatti contestati, la sua ignoranza in merito a battute volgari e commenti sessisti non è data, vista la gravità degli elementi descritti da Unia nella sua lettera del dicembre 2020 e le dichiarazioni degli stessi membri della direzione». (citazione tratta dalla sentenza)

Per l’avvocata Valerie Debernardi la sentenza è un segnale importante perché sottolinea la responsabilità del datore di lavoro: «Il problema delle molestie sul posto di lavoro viene troppo spesso minimizzato dal datore di lavoro. La sentenza dimostra chiaramente che i datori di lavoro devono creare un clima di apertura e organizzare formazioni per prevenire le molestie sessuali».

Unia chiede un alleviamento dell’onere della prova nella legge sulla parità dei sessi

La legge sulla parità dei sessi prevede già oggi un alleviamento dell’onere della prova nelle cause per discriminazione salariale. Questa facilitazione procedurale deve essere estesa anche ai casi di molestie sessuali sul posto di lavoro. L’alleviamento dell’onere della prova consentirebbe alle ricorrenti di ricevere un sostegno più efficace in tribunale e di ottenere giustizia. 

Aude Spang, responsabile per la parità di Unia, mette in guardia: «Le molestie sessuali non rappresentano un problema individuale tra due persone, ma un problema sistemico, che denota una cultura aziendale sessista. Per cambiare questa cultura occorrono, tra l’altro, norme giuridiche chiare e una loro applicazione coerente da parte dei datori di lavoro».

Unia esorta inoltre il Parlamento a procedere rapidamente alla ratifica della Convenzione n. 190 e della Raccomandazione n. 206 sull’eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro dell’OIL per trasmettere un segnale importante ai datori di lavoro. 

Campagna contro le molestie sessuali sul posto di lavoro

Il sindacato Unia sostiene le vittime e chiede ai datori di lavoro e al legislatore misure di protezione efficaci per prevenire le molestie sessuali sul posto di lavoro. Nell’ambito di una campagna pluriennale, Unia ha realizzato guide e opuscoli per le vittime e le persone interessate. Il sindacato organizza inoltre attività nei rami professionali, ad esempio nell’edilizia (petizione) o nel ramo alberghiero

Campagna di Unia contro le molestie sessuali sul posto di lavoro. Informazioni e supporto: no alle molestie sessuali sul posto di lavoro