L’iniziativa introdurrebbe nella Costituzione un inaccettabile meccanismo automatico: i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori verrebbero progressivamente limitati in funzione dell’andamento demografico.
Con questa misura verrebbe abolito il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a stabilirsi e lavorare senza discriminazioni salariali, sia per le cittadine e i cittadini dell’UE in Svizzera che per le cittadine e i cittadini svizzeri nell’UE. Il divieto di discriminazione tra lavoratrici e lavoratori svizzeri e stranieri è essenziale nella lotta contro il dumping salariale.
Verrebbe abolito il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori senza passaporto svizzero di vivere con la propria famiglia. Si rischia di tornare al disumano statuto dello stagionale e a un’intensificazione dello sfruttamento.
La disdetta della libera circolazione delle persone cancellerebbe anche le misure di accompagnamento ad essa collegate. Queste misure comprendono disposizioni in materia di protezione dei salari molto importanti per i salari e le condizioni di lavoro di tutti i lavoratori e le lavoratrici in Svizzera:
La fine degli accordi bilaterali con l’UE scatenerebbe il caos economico. Centinaia di migliaia di posti di lavoro nel settore delle esportazioni sarebbero a rischio. E la carenza di personale in settori di importanza sistemica, come quello sanitario, aumenterebbe ulteriormente. Le conseguenze sarebbero disastrose e provocherebbero una grave situazione di emergenza. La stessa considerazione vale anche per altri rami professionali come la custodia extrafamiliare dei bambini, la logistica, la ristorazione o l’edilizia.
Al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici, Unia si impegna con determinazione perché il 14 giugno prevalga il «no» a questa iniziativa estremamente pericolosa.
Sindacato Unia 2026