Il modello di formazione svizzero viene spesso presentato come motivo di «orgoglio nazionale». Uno studio recente conferma del resto che l’apprendistato è un’attività lucrativa: le aziende formatrici realizzano un utile netto medio di 4540 franchi all’anno per contratto. Tuttavia, nonostante il contributo significativo fornito dalle apprendiste e dagli apprendisti, la loro sicurezza e la loro salute vengono troppo spesso sacrificate.
Un recente rapporto della Suva sugli infortuni durante l’apprendistato, commissionato dall’Unione sindacale svizzera (USS), rivela una realtà spaventosa:
Unia ritiene inaccettabile che le apprendiste e gli apprendisti non siano sufficientemente tutelati sul posto di lavoro. «Dietro queste cifre ci sono giovani il cui percorso viene interrotto appena iniziato. La formazione duale è certamente motivo di orgoglio, quindi spetta a noi esserne all’altezza e proteggere meglio le persone in formazione», sottolinea Félicia Fasel, segretaria nazionale dei Giovani del sindacato Unia. Aggiunge poi che «praticamente tutti i decessi si sono verificati durante il primo anno di apprendistato, a dimostrazione del fatto che la supervisione delle persone in formazione è ben lungi dall’essere sufficiente».
Per denunciare questa situazione, le persone in formazione nonché le giovani lavoratrici e i giovani lavoratori associati a Unia si sono riuniti ieri a Berna in occasione della Conferenza annuale dei giovani, scandendo a gran voce: «Non c’è futuro senza protezione degli/delle apprendisti/e». Questa mobilitazione si è conclusa oggi con un raduno nazionale a Berna, con apprendiste e apprendisti provenienti da tutto il Paese e diverse organizzazioni giovanili come la Commissione della gioventù dell’USS, il Consiglio svizzero delle attività giovanili (CSAJ) e il movimento degli apprendisti Scorpio. I giovani hanno reso omaggio alle apprendiste e agli apprendisti che hanno perso la vita sul lavoro.
Léonie (nome di fantasia), apprendista nel ramo delle cure, lo ribadisce a nome delle sue compagne e dei suoi compagni di apprendistato: «L’unica cosa che vogliamo è essere ascoltati e che le cose cambino». Ali (nome di fantasia) è stato vittima di un infortunio durante il suo primo anno di apprendistato come lattoniere: «A scuola ci insegnano che non dobbiamo salire su un ponteggio se non è a norma. Ma nella mia prima azienda non gliene importava nulla. Devi lavorare [costi quel che costi]. La prova: il primo mese sono caduto dal tetto. Non c'era nemmeno un ponteggio, solo una scala, ero su un tetto scivoloso e sono scivolato...».
Alla luce di queste constatazioni, Unia esige una revisione immediata delle condizioni di formazione:
Sindacato Unia 2026