Dal 2020 le aziende con più di 100 dipendenti sono tenute per legge ad analizzare ogni quattro anni le disparità salariali al loro interno e a comunicare il risultato ai loro azionisti e al personale. Recentemente, un rapporto molto discusso ha dimostrato che non tutti i datori di lavoro rispettano la legge e che è urgente renderla più efficace. È inaccettabile che le aziende inadempienti rimangano impunite e non debbano adottare misure per raggiungere la parità salariale.
«I temi della parità hanno vita difficile in Svizzera. La buona volontà delle singole aziende non basta, servono misure efficaci», afferma l’ex Consigliera federale Simonetta Sommaruga, intervenuta in qualità di relatrice alla Conferenza. Sommaruga ha contribuito in modo determinante all’integrazione delle analisi salariali nella legge sulla parità (LPar).
Anche nei rami professionali del settore industria le disparità salariali sono notevoli:
La mozione del Consigliere nazionale del PLR Peter Schilliger, che verrà dibattuta venerdì prossimo nella Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura del Consiglio degli Stati (CSEC-S), incaricata dell’esame preliminare, mira a indebolire ulteriormente gli strumenti già limitati dell’analisi salariale e a renderli inutilizzabili. Prevede l’esclusione dei supplementi per il lavoro a turni dall’analisi salariale, purché l’azienda fornisca una breve dichiarazione in cui attesti che assegna i supplementi e i servizi di picchetto senza distinzioni di genere.
All’epoca, nella sua risposta alla mozione, il Consiglio federale aveva sottolineato che le indennità per il lavoro a turni sono una componente del salario e celano un elevato potenziale di discriminazione, ad esempio se sono riservate al personale impiegato a tempo pieno o se sono sistematicamente più basse nelle professioni tipicamente femminili.
Se si escludessero le indennità per il lavoro a turni dall’analisi salariale, il risultato ne risulterebbe falsato e l’analisi non fornirebbe informazioni affidabili sulla parità salariale all’interno dell’azienda. Nel peggiore dei casi il risultato verrebbe abbellito.
In una risoluzione, le partecipanti alla Conferenza delle donne dell’industria del sindacato Unia hanno invitato i membri della CSEC-S a non dare seguito alla mozione e a respingerla.
«Invece di sprecare energia a trasformare le analisi salariali in uno strumento inefficace, i politici farebbero meglio a impegnarsi per una vera parità. La parità salariale ne è parte integrante», dichiara Corinne Schärrer, responsabile del settore Industria di Unia.
Sindacato Unia 2026